Un nuovo articolo di Eleonora Pantò per la rubrica Appunti Selvaggi
Google ha annunciato nuove funzionalità per la gestione della posta che sembrano molto promettenti ma spaventano per i rischi per la privacy: come reagiranno i suoi 2 miliardi di utenti?
La posta elettronica è stata la prima killer application di Internet e probabilmente lo è tutt’ora, nonostante gli svariati sistemi aziendali per la collaborazione che integrano calendari, chat e liste di cose da fare. Se Whatsapp e i social hanno cambiato – nel bene e nel male – le relazioni con famiglia, amici e colleghi, la posta elettronica sembra essere rimasta uguale a sé stessa per 50 anni. Il nostro indirizzo email costituisce le fondamenta della nostra identità digitale, insieme allo smartphone: la mail è la passerella che collega tutti i “walled garden”, i sistemi chiusi con accessi controllati e regolamentati dai proprietari.
Arriva Gmail!
Nel 2004, Google lanciò Gmail che costituì un vero e proprio punto di svolta: inizialmente accessibile solo su invito, disponeva di funzioni di ricerca eccezionali, un nuovo modo di organizzare le mail attraverso le “tag” superando il concetto di cartella e 1 GB di spazio gratuito, che era 100 volte quello che offrivano i competitor.
Oggi Gmail ha circa 2 miliardi gli utenti e offre 15GB di spazio gratuito; dal 2007 la piattaforma è in costante evoluzione: ha integrato la chat e creato la versione app mobile, ha lanciato la “Inbox priority” , per organizzare i messaggi in ordine di importanza. Successivamente è stata raffinata l’interfaccia utente, implementato il servizio di risposte “smart” e facilitato l’apertura degli allegati (testi e immagini) in modo diretto ma soprattutto la gestione dello spam è sempre stata eccellente.
Da settembre 2025 Gmail organizza nella cartella “Acquisti” tutte le mail relative per rendere più facile il tracciamento di ordini e pagamenti; da qualche settimana è possibile cambiare il proprio indirizzo email senza perdere nulla e in modo molto semplice: per liberarsi di qualche nickname fantasioso o per mutate esigenze, è sufficiente andare su questa pagina https://myaccount.google.com/google-account-email ma attenzione: se avete già una casella nome.cognome, la modifica non è consentita. In pratica il vecchio indirizzo Gmail non è disattivato ma diventa un “alias”, un indirizzo alternativo e i messaggi inviati al vecchio indirizzo continueranno ad arrivare, sarà come avere due porte di ingresso alla stessa stanza. Il nuovo indirizzo non potrà essere eliminato e il numero delle modifiche è limitato. Infine, dovrebbe essere imminente la dismissione del supporto al protocollo POP, che consente di usare Gmail per accedere a caselle di altri fornitori, come Yahoo, Hotmail, ecc; come pure la dismissione della funzione Gmailify che consente l’estensione dei servizi di protezione spam e la categorizzazione su posta esterna. Per maggiori informazioni questa è la pagina da consultare.
Gmail e le funzionalità smart, attuali e future
Come abbiamo visto Gmail offre da tempo un sistema semiautomatico di smistamento della posta, collocando in evidenza nella cartella “Principale” le mail inviate personalmente e lasciando nelle cartelle denominate promozioni, aggiornamenti, social e forum tutto quello che in teoria non necessita una reazione immediata. Per effettuare la categorizzazione delle mail e la protezione dallo spam, ecc, Gmail legge il contenuto delle mail e lo fa generalmente senza chiedercelo, in quanto di default l’opzione “smart” è abilitata. A fine 2025, Google ha esteso l’opzione “smart” a tutti i servizi compresi nel “workspace”, e quindi le email sono analizzate per migliorare l’esperienza anche con i prodotti Chat, Meet, Drive, Email e Calendar. Questo ha scatenato alcuni esperti convinti che l’estensione dello “smart” fosse in realtà un meccanismo per usare i dati delle mail per addestrare l’IA di Gemini. Google ha ampiamente smentito queste accuse: ovviamente crediamo che Google non usi la nostra corrispondenza per addestrare l’IA, ma resta il fatto che è in grado di farlo. Probabilmente si è trattato di un aggiornamento di sistema che ha impostato l’opzione anche a chi l’aveva disattivata.
Queste “incomprensioni” sono ampiamente giustificate da precedenti esperienze: ricordiamo la causa per abuso sui dati di localizzazione usati da Gmaps, in cui anche disabilitando le opzioni i dati degli spostamenti degli utenti venivano raccolti, costata 93 milioni di euro a Google nel 2023 e il recente patteggiamento per 68 milioni perché Google Assistant ha registrato conversazioni private senza consenso: in entrambi i casi i dati sarebbero stati usati per una migliore profilazione pubblicitaria.
Nel caso voleste disattivare le smart features di Gmail ecco come fare:
- Andate sul simbolo “rotella” di Gmail e selezionate “Tutte le impostazioni”
- Scegliete Generali e scorrete la pagina fino a vedere questa porzione:

Figura 1. Le impostazioni Smart
Disabilitando la “Funzionalità smart” si perde la categorizzazione in “principale, aggiornamenti, ecc” che se siete abituati ad usare potrebbe mandare in confusione: la potete attivare e disattivare in ogni momento;
- Cliccando su “Gestisci le impostazioni ….” Si apre questa finestra e potete decidere come impostare le funzionalità smart offerte.

Figura 2 – Le impostazioni Smart per Workspace
Se scegliete di attivare le funzioni smart di Workspace, potrete avere accesso ai nuovi servizi annunciati i primi di gennaio per utenti che hanno abbonamento AI pro e Ultra e solo negli Stati Uniti, che sono:
- AI overview, che funziona come per Google Search – nella barra di ricerca della mail sarà possibile porre domande in linguaggio naturale e avere delle risposte sintetiche, ad esempio a domande tipo “Dammi una sintesi delle mail sul progetto Gamma” AI overview risponderà sintetizzando informazioni sparse in più mail e consentirà di risparmiare tempo.
- Help Me Write, Suggested Replies, Proofread – funzioni per scrivere mail da zero, suggerire risposte più articolate di “grazie, prego,ecc” e correzione ortografica.
- AI inbox, una modalità più evoluta per gestire le priorità nelle mail. Se nella vostra casella Gmail avete più di 5000 mail non lette, probabilmente la cosa potrebbe essere interessante. Termini come email fatigue – l’eccesso di tempo dedicato a rispondere o email bankruptcy, cioè non essere più in grado di gestire l’arretrato e scrivere a tutti i propri contatti che si cancelleranno tutte le mail e nel caso di riscrivere, sono una sensazione che a livelli diversi molti di noi hanno provato: secondo un rapporto Microsoft si ricevono in media 117 mail al giorno .
Gemini Personal Intelligence
Personal Intelligence (PI) è la rivoluzione che Google ha promesso ai suoi utenti. PI integra Gemini con Gmail, Google Search, Google Photo e Youtube per confezionare risposte puntuali.
La differenza rispetto alla funzioni smart già presenti in Gmail è che l’IA non si limiterà a cercare dei dati nella casella mail, ma effettuerà inferenze mettendo insieme varie fonti di dati. L’esempio di utilizzo proposto da Google, per voce del responsabile di Gemini app Josh Woodward è la sua esperienza dal gommista: non ricordava la misura delle gomme e ha chiesto a PI, che non solo ha trovato la misura, ma ha consigliato il modello di gomme sulla base delle abitudini di guida e dei viaggi fatti, recuperando dalle foto anche il numero di targa della sua auto (manco quello si ricordava!). Nello stesso post, ci informa che l’uso di Personal Intelligence sarà a discrezione dell’utente perché non è attivo di default e che per maggior sicurezza si potrà chiedere all’IA di rivelare le fonti che ha utilizzato per costruire le risposte. Dato che poi errare è – anche- artificiale, se l’intelligenza sbaglia – ad esempio perché vedendo tante foto di campi da golf assumerà che vi piaccia quello sport – potete sempre correggerla, così la volta dopo non sbaglierà più.
Agli utenti quindi l’ardua scelta: maggiore accesso darà ai propri dati, migliori e più precise saranno le risposte.
C’è una certa cautela da parte degli esperti nell’aderire al servizio Personal Intelligence, molti sono già soddisfatti di Personal Context, il servizio di Gemini lanciato circa 6 mesi fa che già consente una gestione personalizzata dell’AI, mentre altri consigliano di fare delle prove abilitando un servizio per volta, ad esempio dando l’accesso a PI solo alle foto ed escludendo la posta, magari per provare a farsi suggerire un piano per le vacanze.
Per altro cosa potrai mai succedere, se l’IA guarda le nostre foto, legge le mai inviate al dottore, le confidenze all’amica e conosce gli ultimi acquisti che abbiamo fatto e sulla base di questo si fa delle idee su di noi, e poi risponde alle email per conto nostro? Va be’ magari sbaglia, ma poi possiamo sempre correggere! E che ci sarà mai da nascondere!
Che noia, questa privacy!!!
I vari servizi IA come ChatGPT, Claude, Copilot, Gemini e Meta, memorizzano le nostre interazioni per offrire un servizio personalizzato in appositi “memory files” utili per suggerire prodotti che potrebbero interessarci attraverso la pubblicità. A volte possono anche fare un po’ di confusione o inventare fatti inesistenti su di noi e al tempo stesso comportarsi come un buon amico, se ci interessa avere un po’ conforto perché le cose non vanno come vorremmo.
Per questo è consigliabile utilizzare la modalità “temporary chat” soprattutto quando chiediamo consigli su questioni sensibili come salute, finanze, ecc. Quasi tutti i servizi summenzionati consentono attraverso i settaggi delle opzioni di cancellare le conversazioni passate, di non tenere traccia delle conversazioni e di non usare le proprie conversazioni per addestrare l’IA.
Attenzione, non stiamo parlando di un grande fratello che monitora h24 tutto quello che facciamo o che va oltre i confini che abbiamo impostato, ma è meglio essere molto consapevoli di quello che consentiamo per evitare problemi successivamente (anche perché Google e le IA tutte non si fermeranno qui), quindi iniziamo facendo un bel check-up del nostro Google Account sulle pagine Dati e privacy, Gestione attività per vedere come sono gestite le cronologie su Gemini, Youtube, Search, Map ecc. e sugli accessi forniti a Gmail (vedi paragrafo precedente). Poi magari per sicurezza attiviamo dei servizi per la gestione delle credenziali come 1password, Bitwarden o servizi che utilizzano chiavette hardware.
Il paradosso della personalizzazione sta proprio nel fatto che per essere efficienti gli agenti IA necessitano della correlazione tra i dati da cui i sostenitori della privacy ci mettono in guardia. Alla semplice richiesta dell’indirizzo dell’idraulico dell’anno scorso, l’IA avvia un processo che a partire dal concetto di ristrutturazione del bagno, analizza le tue foto, ricostruisce i video dei bagni che hai guardato e li collega alle ricerche per i posatori che hai effettuato.
E’ facile immaginare come questo possa facilitare attacchi di vario tipo: mandare una mail con istruzioni nascoste per l’IA che possono cambiare il suo comportamento futuro, utilizzare credenziali rubate per chiedere tutte le password o i dati della banca. Oppure di evidenziare la foto dei figli, dove vanno a scuola, che orari fa, quali sono i giocattoli e cibi preferiti.
I chatbot che rispondono ai nostri “prompt” sono superati, siamo nell’era degli agenti che intraprendono azioni, hanno memoria e mantengono il contesto: un cambiamento di valore, ma che richiede grande attenzione e non ambigue garanzie sulla fiducia come ci rassicura Google: “securely with the privacy protections you expect from Google, keeping your data under your control”.
Eleonora Pantò, 9 febbraio 2026
