Avviso ai naviganti. Questo articolo è parte di un progetto formativo più ampio. Trovi tutti i dettagli in quest’altro articolo
1. Dalla mappa al lavoro
Il primo articolo della serie ha presentato la mappa di Claude, cioè i posti in cui si usa e le capacità che offre. Questo articolo la applica al lavoro quotidiano di una biblioteca con tre casi, cioè una comunicazione all’utenza, un percorso bibliografico e la lettura di un avviso per contributi.
I casi sono raccontati come si presentano oggi. Il 16 settembre 2026 Anthropic ha annunciato la fusione di Cowork e della chat, descritta nel primo articolo. Il rilascio parte dai piani a pagamento, e per il piano gratuito la data non è stata annunciata.
A fine settembre 2026 la pagina dei prezzi di Anthropic elenca questi piani, con i prezzi in dollari:
- Free. È gratuito e comprende progetti (fino a cinque), memoria, skill, connettori e artifact, con i modelli Sonnet e Haiku.
- Pro. Costa 20 dollari al mese, 17 con il pagamento annuale. Rispetto al Free offre più uso, i modelli Opus, Claude Code, Claude Design, Claude Docs e Claude Slides.
- Max. Costa da 100 dollari al mese e ha due livelli, con un uso cinque o venti volte superiore a quello del Pro.
- Team. È pensato per i gruppi di lavoro e costa da 20 dollari al mese per utente con il pagamento annuale, 25 con quello mensile.
- Enterprise. È pensato per le grandi organizzazioni e costa 20 dollari al mese per utente, più il consumo effettivo, con fatturazione annuale.
Per le università c’è anche un piano Education, a prezzi ridotti che la pagina non indica. La pagina non riporta prezzi in euro.
L’account gratuito serve a provare Claude. A chi lo usa in modo continuativo per lavoro conviene un piano a pagamento, scelto in base a quanto lo usa. Il limite d’uso dell’account gratuito non è indicato in numeri. Secondo la pagina di supporto di Anthropic il consumo dipende dalla lunghezza e dalla complessità delle conversazioni, dalle funzioni usate, dal modello e dall’impegno scelto. L’impegno è l’impostazione che regola quanto Claude ragiona prima di rispondere.
Una nota, ripetere la stessa richiesta può dare risultati anche significativamente diversi, specie quando il prompt non è dettagliato.
2. Il principio. Contesto e richiesta completa
I tre casi mostrano lo stesso principio, il risultato dipende da due cose, il contesto che Claude ha a disposizione e la completezza della richiesta.
Il contesto è quello che Claude ha a disposizione per comprendere l’ambientazione della richiesta, cioè le istruzioni di sistema e dell’utente, i documenti di riferimento e tutto quello che si racconta intorno alla richiesta. Ad esempio può essere utile conoscere il pubblico, la lingua o il mezzo su cui il testo verrà pubblicato. Serve anche comunicare a cosa serve, quali dati sono obbligatori e cosa fare quando un dato manca.
Quando si prevede di lavorare a un argomento usando più chat conviene costruire un progetto. Come spiegato nel primo articolo si tratta di uno spazio di lavoro in cui le istruzioni e i documenti di riferimento restano a disposizione di tutte le chat fatte all’interno del progetto. In questo modo informazioni e regole si scrivono una volta, così ogni chat successiva può concentrarsi sull’argomento specifico.
Ogni caso di questo articolo viene presentato con una griglia che mette a confronto due modi di lavorare, «non si fa così» e «si fa così». La prima griglia riguarda l’organizzazione del lavoro, prima ancora della singola richiesta.
| Non si fa così | Si fa così |
|---|---|
| Aprire chat separate, fuori da ogni progetto, per lavori con lo stesso contesto. | Creare prima un progetto con le sue istruzioni, poi lavorare nelle chat del progetto. |
| Usare un progetto costruito per un altro lavoro. | Creare un altro progetto, oppure far evolvere quello in uso. |
Fuori da un progetto le istruzioni e i documenti vanno ridati in ogni chat. La memoria non basta a evitarlo, per due ragioni. Con un account nuovo non si è ancora formata, e quando si forma la memoria generale raccoglie insieme gli argomenti di tutte le chat che non stanno in un progetto. Con l’account gratuito, inoltre, non si possono cercare le chat precedenti, perché la ricerca è riservata ai piani a pagamento.
Dentro un progetto le istruzioni di progetto valgono in ogni chat. Secondo la pagina di supporto di Anthropic ogni progetto ha anche una memoria propria, separata da quella generale e da quella degli altri progetti. Le chat di un progetto dovrebbero riguardare un solo tipo di lavoro, e così anche la sua memoria resta specializzata.
3. Caso 1. La comunicazione all’utenza
Il progetto «Comunicazioni biblioteca» contiene le istruzioni per la biblioteca di un comune di circa 12.000 abitanti e cinque comunicazioni d’esempio, inventate per la prova.
La prima richiesta inviata è questa La biblioteca resta chiusa dal 12 al 24 ottobre per la sostituzione dell’impianto di illuminazione, i prestiti in corso sono prorogati fino al 31 ottobre senza penali, i libri si restituiscono nel contenitore esterno e il prestito digitale resta attivo.
La richiesta indica anche i mezzi, dicendo che le comunicazioni andranno sul sito e sui social del comune. Nello stesso messaggio chiede un avviso da stampare in formato A4, con l’indicazione Titolo in alto, date di chiusura in evidenza, caratteri grandi e leggibili anche da lontano.
Il «non si fa così» è la stessa richiesta senza progetto e senza dati, per esempio «scrivi un avviso di chiusura della biblioteca», senza precisare i destinatari e il tono da usare.
La tabella mette tre istruzioni del progetto accanto a quello che Claude ha fatto.
| Istruzione del progetto | Cosa ha fatto Claude |
|---|---|
| «Se la richiesta indica più mezzi, scrivi una versione per ciascuno.» | Ha scritto un testo per il sito, uno per i social e l’avviso da stampare. |
| «Per l’avviso stampato […] un titolo in alto, le date in evidenza, poche righe leggibili da lontano e nessun riferimento a link.» | L’avviso ha il titolo in alto, le date su fondo giallo, tre blocchi brevi e nessun link. |
| «Se un dato necessario manca, scrivilo tra parentesi quadre, per esempio [orario di apertura].» | La data di riapertura non era nella richiesta. Claude non l’ha inventata, l’ha lasciata come «[data di riapertura]» nel testo per il sito e ha scritto di averla omessa nell’avviso stampato. |
Anche la struttura segue le istruzioni. Il testo per il sito apre con la chiusura e le date, poi dice cosa cambia e chiude con il prestito digitale come alternativa. Si rivolge al pubblico con il «voi» e chiude con le scuse, come l’avviso d’esempio.
Il risultato va comunque letto prima di pubblicarlo, la verifica da parte dell’utente è un passaggio obbligatorio del flusso di lavoro con qualunque AI.
Le istruzioni del progetto fissano una volta per tutte il pubblico, la lingua, il mezzo, la struttura, la lunghezza e il trattamento dei dati. Gli esempi coprono un avviso di chiusura, un evento, una newsletter, un post per i social e una risposta a un utente, quindi lo stesso progetto serve per tutte queste comunicazioni. Se si vuole lavorare alla bozza di un regolamento si deve considerare che si tratta di un tipo di testo diverso da quelli per cui il progetto è stato sviluppato. Secondo la griglia della sezione 2 va in un progetto proprio o in un progetto con le istruzioni aggiornate.
4. Caso 2. Il percorso bibliografico, i link e il controllo umano
Il secondo caso è un percorso di ricerca per un gruppo di lettura di adulti che vuole dedicare tre incontri alla dislessia e all’accessibilità della biblioteca. La richiesta del gruppo è un testo creato per la prova. Descrive dodici persone, fra cui tre con dislessia, due genitori di ragazzi con dislessia e due insegnanti in pensione, e chiede letture in italiano, brevi e se possibile in formati diversi dalla carta. Va ovviamente sviluppato in un progetto apposito.
Dal caso si ricavano due indicazioni. La prima riguarda le vie d’uscita nella richiesta, la seconda riguarda il metodo, cioè come si divide un lavoro in passaggi con un controllo umano fra l’uno e l’altro e un’approvazione finale.
La prima versione della richiesta chiedeva le letture con il link alla pagina dell’editore, ma lasciava una via d’uscita per i link non trovati. La deroga ha permesso a Claude di non cercare collegamenti. Nelle richieste successive la via d’uscita non c’era più, e ogni lettura elencata aveva il suo link.
| Non si fa così | Si fa così |
|---|---|
| «Per ogni lettura […] indica il link alla pagina dell’editore, o della rivista per gli articoli, in cui si vede la scheda del libro o dell’articolo. Se non conosci l’indirizzo esatto della pagina, scrivi “link non noto” invece di indicarne uno a memoria.» | «per ogni lettura indica il link della pagina sul sito dell’editore, o della rivista per gli articoli, in cui si vede la scheda. Puoi usare la ricerca web» |
| Claude ha elencato due libri, con «link non noto» per entrambi. | Claude ha elencato quattro letture, ciascuna con un link. Per un libro non ha trovato la scheda dell’editore, lo ha scritto e ha indicato la pagina di una libreria online. |
Fra le due richieste cambiavano due cose, perché la seconda toglieva la via d’uscita e indicava esplicitamente la ricerca sul web.
Ovviamente è possibile fare richieste che ammettono deroghe, ma bisogna fare molta attenzione alla forma in cui sono espresse.
La seconda indicazione riguardava il metodo, il percorso è nato in tre passaggi nella stessa chat.
- Il percorso, senza titoli. La richiesta chiedeva le domande a cui il percorso doveva rispondere, le parole chiave per il catalogo, dove cercare oltre al catalogo e i criteri di scelta. Diceva anche «Quando hai finito fermati, perché devo approvare il percorso prima di andare avanti». Claude ha elencato sei informazioni mancanti, fermandosi ad aspettare le risposte da parte dell’utente.
- Le risposte e l’approvazione. Nel prompt originario non erano stati definiti dei limiti, Claude li ha chiesti e sono stati fissati come limiti massimi 150 pagine per un libro, cinque ore per un audiolibro, venti pagine per un articolo e tre copie per titolo.
- La ricerca. Avere definito come obbligatori i link ha portato Claude a definire una lista con quattro proposte verificate.
Claude e l’utente, nella simulazione si suppone sia il bibliotecario, hanno interagito due volte nella fase di ricerca, se i dettagli richiesti fossero stati definiti fin dall’inizio la ricerca sarebbe stata fin da subito più mirata.
Nella fermata richiesta per l’approvazione l’utente ha verificato i link, oltre alla correttezza delle risposte e dei materiali trovati, poi ha controllato la bozza del percorso proposta. Una volta dato l’assenso a continuare, Claude ha completato la definizione del percorso, proponendo un calendario comprensivo degli argomenti e dei testi per ogni data.
5. Caso 3. Leggere un bando
Il terzo caso riguarda la lettura di un avviso pubblico, un bando di 11 pagine della Regione Campania per i contributi alle biblioteche di ente locale e di interesse locale per il 2026.
| Non si fa così | Si fa così |
|---|---|
| Si allega l’avviso e si chiede un riassunto, per esempio «riassumimi questo bando». Claude non sa chi leggerà la scheda, a cosa serve, quali dati cercare e cosa fare con quelli che non trova. | La richiesta dice chi legge, «Il direttore di una biblioteca comunale di un comune di circa 12.000 abitanti», e a cosa serve, «deve decidere se partecipare». Elenca i dati da riportare e aggiunge «Per ogni dato indica l’articolo dell’avviso da cui proviene. Se un’informazione non compare nel documento, scrivi che non compare.» Infine c’è la richiesta di indicare per ogni obbligo anche la scadenza e cosa succede se non si rispetta |
La scheda generata riporta chi può presentare la domanda, i requisiti, le finalità, l’importo massimo di 15.000 euro, i criteri con i punteggi, le cause di esclusione e gli obblighi.
La regola sui dati che non compaiono riduce il rischio che Claude riempia i vuoti con dati plausibili. Un «non compare» va però controllato come ogni altro dato, e controllare un’assenza costa di più, perché bisogna cercarla in tutto il documento.
6. Leggere il risultato
Le allucinazioni sono le informazioni false che Claude presenta come vere. Il controllo di un risultato si fa in cinque modi, che valgono per tutti e tre i casi.
- Aprire i link. Un link che non si apre, o che porta a un’altra pagina, rivela subito un riferimento sbagliato. È il controllo più rapido.
- Confrontare la pagina con il testo. Un link giusto non garantisce i dati scritti accanto. Titolo, autore, edizione, anno e numero di pagine si confrontano con la scheda che il link apre.
- Controllare i dati sulla fonte citata. Quando la richiesta chiede la fonte di ogni dato, come l’articolo di un avviso, ogni dato si verifica aprendo la fonte in quel punto.
- Cercare le assenze. Un «non compare» si controlla cercando in tutto il documento o in tutta la fonte, e costa più del controllo di un dato presente.
- Confrontare le versioni. Quando lo stesso contenuto esce in più versioni, per esempio per il sito e per l’avviso da stampare, le versioni devono dire le stesse cose.
7. Da dove cominciare
Il principio dei tre casi vale per qualunque lavoro della biblioteca, e si parte da un compito reale. Per esempio per le comunicazioni all’utenza si crea un progetto e si scrivono le istruzioni specifiche per quel lavoro, ad esempio il pubblico, la lingua, il mezzo e cosa fare quando un dato manca, con qualche esempio di testi già pubblicati. Una volta definito il progetto si può partire ad utilizzarlo inserendo le varie chat. Per ogni richiesta si dice a chi è destinato quel comunicato, a cosa serve e quali dati sono obbligatori, senza vie d’uscita non volute. Quando il lavoro ha più passaggi, si chiede a Claude di fermarsi dopo ciascuno. Prima di usare il risultato, lo si controlla nei modi della sezione 6.
I prossimi articoli completano la descrizione dell’ecosistema di Claude.
Paolo Dalprato
Questo articolo è il primo di una serie di quattro uscite ed è parte integrante del laboratorio che si terrà a novembre 2026 in due appuntamenti on line. Qui tutte le informazioni
