Un nuovo articolo della rubrica Appunti Selvaggi forse più interessante per le biblioteche e le scuole: senza null togliere alla canzone italiana ci sono Festival e Festival 😉
Si sono spente le luci su Sanremo 2026, edizione senza sorprese e casi mediatici, forse perché il momento storico non invita molto alla leggerezza: non sono una grande fan e mi risulta incomprensibile che le persone spendano soldi per il televoto. Ma cosa c’entra il Festival con l’open education?
La gerbera arancione
Dargen D’amico si è presentato sul palco indossando una gerbera arancione ed è stato accusato di pubblicità occulta, lui ha rigettato l’accusa in conferenza stampa dichiarando: “Ho indossato un fiore e quindi i fiori diventano proprietà privata delle aziende? Non sapevo fosse già così” Al di là della specifica questione, vale la pena di notare che appunto i fiori non possono essere considerati proprietà di qualcuno. Il diritto d’autore permette di proteggere specifiche creazioni e per fortuna ci sono molte cose che sono per loro natura escluse: se non c’è un processo creativo che dà una forma creativa e originale all’opera questa non può essere ristretta nella sua fruizione. Questo principio tuttavia non esclude a priori la possibilità che un’azienda decida di proteggere cose che richiamano il proprio marchio, come ad esempio un colore: il blu Tiffany, l’arancione Hermes, il rosso Ferrari sono alcuni di questi casi. L’intelligenza artificiale sta creando un nuovo approccio al tema del diritto d’autore: perché un’opera creata con l’IA sia proteggibile, dev’essere dimostrata la creatività umana. Non è un caso che la canzone di D’amico si intitoli “AI AI” e parli proprio di intelligenza artificiale e superficialità delle relazioni attraverso i social network.
E non è un caso neppure che, proprio durante la settimana sanremese, il Ministero della Cultura firmi il decreto per i compensi per le copie private (copyright significa diritto di copia): l’attenzione è concentrata proprio sugli interessati, siano essi autori, cantanti o produttori e la canzone è essa stessa espressione di cultura. Per chi volesse approfondire rimando a questo articolo in cui è spiegato il compenso di copia privata, una prerogativa esclusivamente italiana: una tassa che si paga anche per il diritto di copiare materiali non coperti da copyright o propri documenti salvati sul cloud.
Il clichè della cultura gratuita
Nonostante le questioni emerse in seguito alla sua intervista, il prof. Vincenzo Schettini è stato ospite a Sanremo per parlare di disagio giovanile e dipendenza dal digitale. Nella citata intervista di una settimana prima aveva dichiarato “L’insegnamento cambierà molto, la scuola si fruirà anche online, fuori dalle quattro mura, molti insegnanti andranno in part-time e proporranno contenuti online, anche a pagamento”[…] “Dobbiamo uscire dal cliché che la conoscenza debba essere sempre gratuita”. Il clichè è “un’espressione priva di originalità, spesso ripetuta, e perciò fastidiosa” (Treccani).
Ben venticinque anni fa il MIT, prestigiosa università degli Stati Uniti ha iniziato a mettere a disposizione gratuitamente i materiali didattici e successivamente la registrazione delle lezioni online dando vita al progetto OpenCourseWare che prosegue tutt’ora nel creare “un’istruzione più equa e inclusiva per tutti”. Anche Salman Khan, quando quindici anni fa ha inventato la flipped classroom registrando le lezioni di matematica per i nipotini pensava ad un “insegnamento fuori dalle quattro mura” con la sua Khan Academy. A questi, sono seguiti innumerevoli portali di contenuti didattici digitali messi a disposizione dalle università gratuitamente insieme alle infrastrutture per la formazione a distanza, che offrono nuove possibilità educative a insegnanti e studenti di tutte le età.
Questa rivoluzione è stata avviata grazie alla nuove forme di protezione del diritto d’autore (e qui mi ricollego al fiore di Sanremo) introdotti dalle licenze Creative Commons, che permettono di dosare i permessi che vengono concessi agli utilizzatori delle opere, intese come materiali didattici, libri di testo, immagini, animazioni e continua e si espande ancora oggi attraverso il movimento Open Education, che sostiene l’educazione aperta.
La OEWEEK 2026

Figura 1 – il banner della OEweek 2026 (immagine by Mario Badilla CC BY 4.0)
La prima settimana di marzo si celebra la Open Education Week: dal 2 al 6 marzo 20206 il movimento per l’istruzione aperta organizza eventi, workshop per incontrarsi nella “piazza globale” e condividere buone pratiche e materiali. Lanciata nel 2012 da Open Education Global, la OEweek raccoglie e mette in evidenza i successi dell’istruzione aperta in tutto il mondo, favorisce lo scambio e una migliore comprensione delle pratiche educative aperte. Si tratta di un evento distribuito: chi organizza un evento online o in presenza durante la settimana (ma in realtà si possono aggiungere eventi svolti da febbraio ad aprile) può inserirlo nel calendario comune. Negli ultimi quindici anni sono stati organizzati più di 2000 eventi e condivise più di 800 risorse educative aperte in 38 lingue diverse e sono stati coinvolti più di 85 mila partecipanti da 192 paesi.
Al 1 marzo 2026 sul calendario sono pubblicati 236 eventi e alcuni di questi coprono più giornate: la maggior parte degli eventi sono organizzati da università che hanno politiche dedicate per le OER. I webinar sono di livelli diversi: introduttivi sui concetti generali, sull’uso delle licenze Creative Commons, tecnici sul tema della valutazione della qualità o delle sostenibilità economica o anche specificatamente legati a qualche tema come il razzismo, l’antifascismo e l’uso delle IA generative. Segnalo due eventi particolari: uno per le scuole, sull’uso delle risorse educative aperte per insegnanti di francese come seconda lingua ,in cui si presenta una piattaforma finanziata dal Ministero dell’istruzione dell’Ontario (Canada) e una sulla creazione di escape room digitali a cura dell’Università di Salford, che ha realizzato un tool specifico chiamato UoScape.

Figura 2 – UoScape per creare escape room didattiche
La condivisione di materiali didattici è una delle attività più qualificanti della OEweek: le tre piattaforme su cui gli organizzatori invitano a concentrarsi sono OER COMMONS, OER WORLD MAP e OEGconnect, ma va benissimo condividere i materiali su qualsiasi piattaforma. Per ognuna delle piattaforme il sito della OEWeek offre una sintetica guida. Molto suggestiva la OER World Map, che permette di inserire informazioni di tipo diverso: organizzazioni, persone, progetti, strumenti politiche, eventi e permette di impostare vari filtri per la ricerca.

Figura 3 – La mappa interattiva delle OER
Eventi in Italia
Segnaliamo in particolare gli eventi organizzati in Italia durante la OEWeek
Il Politecnico di Milano – METID Task Force Learning Innovation organizza due webinar aperti a tutti:
- Open Educational Resources (OER): cosa sono, dove trovarle, come riusarle (martedì 3 Marzo 2026, 13-14:30), per approfondire le nozioni di base sulle Risorse Educative Aperte (OER): Cosa sono le OER? Dove si possono trovare? Cosa significa creare una OER? Cosa sono le licenze CC?
- Universal Design for Learning e Open Educational Resources (Mercoledì 4 Marzo 2026, 13-14:30), per esplorare il rapporto tra risorse didattiche aperte (OER) e Universal Design for Learning attraverso esempi pratici relativi a diversi formati e qualche suggerimento per creare e adattare le risorse in modo da renderle il più inclusive possibile.
Per registrarsi a entrambi i webinar, si prega di utilizzare questo form.
La rete Open Education Italia organizza un incontro online aperto a tutti:
Webinar ”Open Education e Software Libero: convergenze e contaminazioni” (6 Marzo 2026 15:00-16:00)
Nella prima parte del webinar Jonathan Poritz, accademico alternativo da sempre attivo nel mondo Open, esplorerà i punti di contatto tra i movimenti Open Education e Software Libero e cercherà di trarre qualche lezione utile per promuovere approcci Open nei sistemi educativi, in Italia e oltre. Nella seconda parte, Italo Vignoli rifletterà su come l’utilizzo di software open come Libre Office possa rappresentare non solo una soluzione pratica a molti dei problemi tecnici e legali ai quali troppo spesso non si pensa, ma anche una presa di posizione che può contribuire a cambiare la mentalità di chi opera nella scuola e nell’università italiana.
Link per il collegamento https://jitsi.documentfoundation.org/openeducationweek
Maggiori informazioni
Che ne dite di organizzare un incontro sull’Open Education in biblioteca? C’e’ tempo fino alla fine di aprile per essere inseriti nel calendario mondiale della OEweek.
Eleonora Pantò, 2 marzo 2026
