Una nuova uscita di Susanna Aruga per la nostra rubrica Social Bignami
Durante l’ultima edizione del corso “TikTok in biblioteca”, Letizia della Biblioteca di Volvera mi ha fatto una domanda molto interessante: “Ma se nessuno in biblioteca volesse metterci la faccia, come si fa?”
Questo articolo ha l’obiettivo di rispondere in modo approfondito a quella domanda, perché sono sicura che questo sia un dubbio comune tra molti di voi: quindi grazie Letizia per lo spunto.
Quando si pensa a TikTok, infatti, si immaginano spesso persone che parlano davanti alla videocamera, raccontano la propria giornata o si mettono in gioco attraverso trend e contenuti personali. Ma mostrarsi è davvero indispensabile per comunicare in modo efficace?
La risposta breve è no. Esistono diversi modi di realizzare video interessanti senza inquadrare il proprio volto, e alcuni sono particolarmente adatti a raccontare libri, servizi e attività culturali.
Cosa sono gli account faceless
La vostra soluzione di chiama account faceless, ovvero quei profili che pubblicano contenuti senza mostrare direttamente il volto di chi li realizza.
Questo non significa essere anonimi o rinunciare a una voce riconoscibile per il proprio ente: significa, piuttosto, scegliere di mettere al centro la personalità della vostra biblioteca e non dei singoli bibliotecari, adottando uno stile riconoscibile attraverso immagini, testi, oggetti, ambienti che decidete di mostrare all’interno della narrazione dei vostri contenuti.
Per una biblioteca, questa può essere una possibilità interessante. Non tutte le persone si sentono a proprio agio davanti a una videocamera, e non sempre è possibile o opportuno chiedere al personale di diventare il volto del profilo.
La comunicazione, però, non deve fermarsi per questo: si può partire da ciò che la biblioteca ha da raccontare e sperimentare linguaggi diversi, trovando un formato sostenibile per le risorse e le competenze disponibili.
Vediamo insieme alcuni esempi.
Meme: raccontare i libri con ironia
Se frequentate i social lo sapete: i meme sono molto diffusi su tutte le piattaforme, compresa TikTok e possono essere uno strumento efficace per raccontare con un pizzico di ironia il mondo dei libri e della lettura, giocando con situazioni quotidiane, abitudini e piccoli paradossi in cui lettrici e lettori possono riconoscersi.
Il loro punto di forza è la capacità di comunicare un’idea in modo immediato, attraverso immagini, testi, riferimenti alla cultura pop e situazioni ironiche. Sono contenuti che possono favorire la condivisione e il senso di appartenenza a una community, senza richiedere necessariamente la presenza di una persona davanti alla videocamera.

Esempi: @b00k08 e @stephenomenal
Per una biblioteca, possono diventare un’occasione per raccontare con leggerezza la vita tra gli scaffali, le abitudini di chi legge, le difficoltà nella scelta del prossimo libro o le situazioni tipiche del lavoro bibliotecario. L’importante è conoscere il proprio pubblico e scegliere un’ironia che sia coerente con l’identità della biblioteca.
Mani e libri: il piacere di sfogliare
Un’altra tipologia di contenuto mette al centro le mani: mentre sfogliano un libro, ne esplorano i dettagli, evidenziano un passaggio o mostrano una copertina. L’attenzione si concentra sull’oggetto e sull’esperienza della lettura, senza bisogno di inquadrare il volto di chi realizza il video.
È un linguaggio particolarmente adatto a presentare novità del vostro catalogo, consigliare letture, mostrare edizioni particolari o far scoprire dettagli che potrebbero incuriosire il pubblico. Le riprese possono essere semplici: un’inquadratura dall’alto, una buona luce e qualche gesto naturale possono bastare per costruire un contenuto piacevole da guardare.

Esempi: @einaudieditore, @seradanielle, @elisabetta.fusari e @saypaper.it
In biblioteca, questo formato si presta per esempio a brevi presentazioni di libri, percorsi tematici, selezioni per fasce d’età o consigli legati a una ricorrenza. Può diventare anche una rubrica ricorrente, con una struttura riconoscibile e facilmente replicabile.
Ambiente e testo: lasciare parlare gli spazi
Scaffali, tavoli, copertine, angoli di lettura e dettagli degli ambienti possono diventare lo sfondo di un video, accompagnati da una frase in sovrimpressione. In questo caso, il testo guida l’interpretazione delle immagini: può introdurre una domanda, raccontare una situazione, proporre un consiglio o dare voce a un pensiero in cui il pubblico possa riconoscersi.
È un formato semplice da realizzare e particolarmente interessante per le biblioteche, perché permette di valorizzare gli spazi e i servizi senza dover coinvolgere direttamente il personale. Le immagini dell’ambiente, abbinate a un testo breve e incisivo, possono raccontare sia ciò che la biblioteca offre sia l’esperienza di chi la frequenta.

Esempi: @ubiklibrerie, @blog.il.giallista, @mondadori_acquiterme e @marcus.vs.his.tbr
Si possono immaginare video che mostrano una sala di lettura con una frase sul piacere di trovare un posto tranquillo, una selezione di libri accompagnata da una domanda o gli scaffali che diventano lo scenario di una situazione ironica. Il testo, però, non dovrebbe essere un semplice elemento decorativo: deve aggiungere significato alle immagini e catturare l’attenzione nei primi istanti.
Ambiente e voice-over: raccontare senza apparire
Non mostrare il volto non significa necessariamente rinunciare alla voce. Il voice-over permette di accompagnare le immagini con una narrazione registrata separatamente: mentre sullo schermo scorrono gli ambienti della biblioteca, i libri o le attività, una voce racconta, spiega o consiglia.
Questo formato consente di costruire contenuti più articolati rispetto a quelli basati esclusivamente sul testo in sovrimpressione. Si può usare per presentare un servizio, spiegare come funziona un prestito, raccontare il dietro le quinte di un’attività o proporre un percorso di lettura.

Esempi: @ubiklibrerie e @illibraiomax
Per chi non si sente a proprio agio davanti alla videocamera, registrare soltanto la voce può rappresentare un primo passo per sperimentare una comunicazione più personale, senza esporsi visivamente. Anche in questo caso, è possibile organizzare le riprese in anticipo e realizzare più video durante una sola sessione.
Una comunicazione senza volto, ma non senza identità
Questi formati mostrano che non esiste un unico modo di comunicare su TikTok.
Per una biblioteca, il punto di partenza non dovrebbe essere la ricerca del formato più virale, ma quello più adatto agli obiettivi, alle risorse disponibili e alle persone che compongono il gruppo di lavoro. Anche una comunicazione senza volo può avere un tono riconoscibile, una propria estetica e rubriche capaci di creare continuità nel tempo.
Soprattutto, non dovrebbe diventare un motivo per rinunciare a raccontarsi.
Susanna Aruga
