Un nuovo artico di Eleonora Pantò per la rubrica Appunti Selvaggi
Il discorso sui bambini e il loro rapporto con la tecnologia digitale si snoda da oltre vent’anni intorno al panico mediale: il web è pericoloso per l’adescamento e il cyber bullismo, i videogiochi creano dipendenza, i social fanno venire la depressione e l’intelligenza artificiale rende stupidi. Per contrastare queste minacce e pericoli gli adulti adottano diverse strategie: software di parental control, stretta sui video online, divieto di uso dello smartphone, niente videogiochi ma… con quale efficacia e su quali basi? Qual è la relazione tra controllo ed educazione? Ma soprattutto bambini e adolescenti cosa hanno da dire?
“Per i bambini – Le sfide di IA, algoritmi, media digitali ai diritti dell’infanzia” è l’ultimo libro di Giovanna Mascheroni, professoressa ordinaria di Sociologia dei Media digitali presso l’Università Cattolica di Milano.

“Per i bambini – Le sfide di IA, algoritmi, media digitali ai diritti dell’infanzia”[1] è l’ultimo libro di Giovanna Mascheroni, professoressa ordinaria di Sociologia dei Media digitali presso l’Università Cattolica di Milano che dal 2007 collabora con il network europeo Eu Kids Online e importanti istituti di ricerca internazionali per studiare gli effetti dell’esposizione a Internet su bambini e adolescenti.
Mascheroni dichiara sin dalle prime pagine che il suo libro non è un “manuale” ma “un libro politico nel senso più nobile, di assunzione di responsabilità per i più vulnerabili, e per chi non ha voce come bambini e adolescenti” (cito dall’introduzione del libro), per questo rifiuta risposte semplicistiche a problemi complessi. Secondo l’autrice la scarsità di studi longitudinali – che consentono di osservare, in modo sequenziale, la trasformazione o l’evoluzione del fenomeni – non permette di confermare un rapporto causa-effetto sulle conseguenze negative dei media digitali. Nei soggetti più vulnerabili il ricorso intensivo alle relazioni digitali potrebbe essere una causa o un effetto: per questo è preferibile adottare “finestre di sensibilità”, che tengano in considerazione le condizioni sociali non accoglienti e la sempre maggiore scarsità di relazioni tra pari in contesti non formali.
I divieti
L’Australia ha approvato l’anno scorso una legge che prevede che gli under 16 non possano avere accesso ai social network: il divieto entrerà in vigore il 10 dicembre 2025 e si prevede che saranno chiusi più di 15 milioni di account sulle piattaforme TikTok, Instagram, Facebook, X e Youtube, mentre non è chiaro se tale legge sarà applicata anche a comunità come Roblox. L’Australia è stata uno dei capofila del divieto di smartphone a scuola che ha introdotto due anni fa e che oggi soddisfa famiglie e politici mentre gli insegnanti hanno un punto di vista ambivalente. A seguito del divieto, gli studenti in classe sono più focalizzati e si sono ridotti i casi di bullismo ma si sono ridotti anche i materiali didattici a disposizione, la possibilità di creare foto e video e l’uso di app. Nel frattempo in Gran Bretagna, una ricerca su 1200 studenti, dopo due anni di divieto di smartphone a scuola, non ha rilevato miglioramenti nell’apprendimento, nella qualità del sonno e in generale nel benessere mentale.
Ogni anno il 20 novembre si celebra la giornata dei diritti dei bambini per ricordare l’approvazione della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Convention on the Rigths of the Child – CRC) approvata nel 1989 e adottata dall’Italia nel 1991 con la legge 176. L’art. 12 della CRC è relativo al diritto del bambino e dell’adolescente di essere ascoltato e, come evidenzia il comunicato del network Eu Kids Online, è una violazione di quest’articolo vietare i media digitali senza interpellare bambini e adolescenti.
I divieti non sono una buona soluzione perché rischiano di non proteggere i vulnerabili e danneggiare gli altri, de-responsabilizzano le piattaforme dal mettere in atto meccanismi di protezione e possono spingere adolescenti su piattaforme “fringe” cioè di nicchia, anche più pericolose. Eu Kids Online auspica invece iniziative educative per rafforzare le competenze digitali degli adulti, fornire linee guida ai politici per implementare interventi efficaci basati su prove concrete e applicazioni proattive di standard di sicurezza per garantire una progettazione delle piattaforme a misura di bambino
Genitorialità digitale
Mascheroni affronta il tema del “digital parenting” e le misure adottate per proteggere i propri figli e al tempo stesso non privarli di opportunità, che possono essere riassunti in tre stili di genitorialità digitale “accogliere, bilanciare, resistere” e che posso essere adottate nella stessa famiglia congiuntamente in momenti diversi. Il libro riporta brevi stralci di interviste a famiglie con bambini di varie età per documentare come i genitori affrontano l’ambivalenza rischio-opportunità tipico degli ambienti digitali: c’è chi utilizza lo sport per limitare il tempo passato con i videogiochi (bilanciare) e chi ritiene utili acquisire competenze sulle piattaforme digitali per affrontare le sfide del futuro (accogliere). Sul tema della datificazione [2], invece c’è una generale mancanza di consapevolezza, come se i dati raccolti sui comportamenti dei bambini non fossero interessanti come pure manca sensibilità sulla tutela della privacy … perché in fondo “se uno non ha niente da nascondere..”. Qualcosa di cui non è necessario preoccuparsi nell’immediato, come per l’intelligenza artificiale, vista come qualcosa di là da venire nonostante gli algoritmi predittivi e il machine learning siano da tempo parte della nostra vita attraverso gli smart speaker, le piattaforme di streaming, i market place online a cui si affiancano oggi i partner comunicativi – le IA sempre disponibili e facilmente raggiungibili (anche via whatsapp) – per una conversazione empaticamente artificiale, in una dimensione sempre più individualista.
La brutta notizia è anche per quanto riguarda il contesto digitale non esiste una ricetta universale o un metodo vincente per affrontare i dilemmi della genitorialità: si possono adottare pratiche restrittive o abilitanti, scegliendo tra la riduzione dell’esposizione che implica un minore sviluppo di competenze e di resilienza e l’uso condiviso basato sul dialogo e sull’accompagnamento.
Equità, diversità e non discriminazione
Il libro dedica un capitolo ai principi di equità, diversità e non discriminazione. Tali diritti stabiliti dalla già citata Convenzione ONU sono stati estesi al digitale nel 2021 dando ad ogni bambino ed adolescente il diritto ad avere accesso ai contenuti e servizi digitali, in un’accezione va oltre l’accesso ai media e punta al raggiungimento di risultati connessi all’uso delle tecnologie. La pandemia ha costretto molte famiglie ad adeguare la rete casalinga e i dispositivi per garantire l’accesso ad ogni membro: i genitori sanno bene che anche attraverso i consumi mediali passa l’inclusione nel gruppo dei pari. Superato il problema del “digital divide” relativo all’accesso, oggi la disparità si misura sulle competenze e sui risultati tangibili ma nonostante diversi studi che negano l’esistenza dei nativi digitali, il mito persiste con l’idea che bambini e adolescenti non abbiano necessità di mediazione genitoriale o di politiche di protezione.
Le maggiori competenze non sono tuttavia sufficienti a colmare le disuguaglianze sociali preesistenti, talvolta anche a causa dei processi algoritmici che utilizzano modelli di astrazione della vita quotidiana. A tale proposito l’autrice cita il caso che nel 2020 che in Gran Bretagna penalizzò 15000 studenti che si videro rifiutare l’ammissione all’università, grazie all’impiego di un algoritmo che – per superare la distorsione dell’anno del Covid – utilizzava la media dei voti degli ultimi tre anni ponderandoli sul totale degli studenti per scuola e per materia, penalizzando così gli studenti delle scuole statali tipicamente più affollate di quelle private.
I bambini crescono, imparano e giocano attraverso i media digitali e l’IA: Mascheroni documenta come è cambiato il rapporto con l’informazione, che avviene per la più parte attraverso i social media e sempre di più attraverso i chatbot usati come motori di ricerca, con i rischi di polarizzazione, radicalizzazione e discorsi d’odio; il ricorso sempre maggiore al gioco digitale riduce la creatività del gioco spontaneo[3] e anche le pratiche scolastiche e didattiche stanno cambiando per adattarsi ai sistemi di IA.
I rischi
Non potevano mancare nel libro, gli aspetti connessi alla protezione da violenze, abusi e danni emotivi e fisici. Il libro definisce i concetti di rischio, opportunità e danno a partire dal vissuto dei bambini, che non sono uguali per tutti ma sono legati a fattori individuali e sociali. Correre dei rischi aiuta a crescere e il risultato può essere danno o resilienza: i rischi connessi all’esposizione di contenuti inadatti (violenza, pornografia, disinformazione) sono i più diffusi tra i bambini della scuola primaria e generalmente sono meno dannosi, mentre i rischi dovuti a contatti e relazioni, come il cyberbullismo, le molestie, rischi per la salute sono più frequenti nella scuola secondaria di primo grado e possono provocare danni psicologici, emotivi e fisici. Parlando di protezione, si affronta anche il tempo schermo che alimenta il panico mediale, le principali associazione pediatriche abbiano rivisto le proprie raccomandazioni per le diverse fasce di età. Un approfondimento è dedicato agli effetti dei social media sulla salute mentale degli adolescenti e sono evidenziati i limiti e debolezze delle ricerche che sostengono una causalità tra uso dei media digitali e benessere mentale.
In conclusione
Come detto all’inizio, il libro non è un manuale di auto aiuto per genitori, ma con il supporto della ricerca, consente di inquadrare alcuni aspetti critici della relazione di bambini e adolescenti con le tecnologie digitali, senza cedere al panico mediale o al tecno-soluzionismo. Mascheroni è decisamente contraria ai divieti di uso dei social, agli screen time e a tutte le soluzioni semplicistiche e riduzioniste: non è pensando di eliminare le piattaforme digitali che si risolvono i dilemmi dei genitori e i malesseri dei figli.
La strada è quella di rispettare i diritti dei bambini e degli adolescenti, tenendo in considerazione le loro opinioni e i loro bisogni, rivendicando ambienti digitali sicuri e a misura di bambino: per farlo è necessario l’impegno degli adulti, siano essi genitori, ricercatori e politici.
Eleonora Pantò – 25 ottobre 2025
[1] Mascheroni, G., Per i bambini. Le sfide di IA, algoritmi, media digitali ai diritti dell’infanzia, Mondadori, Milano 2025: 192 [https://hdl.handle.net/10807/321804]
[2] Su Appunti Digitali abbiamo già parlato di profilazione e datificazione dei bambini https://www.saperedigitale.org/datificati-e-profilati-di-eleonora-panto/
[3] Rimando ad un articolo di qualche anno fa sul gioco libero https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/i-diritti-dei-bambini-online-limportanza-del-gioco-libero-e-la-sfida-del-metaverso/
