Un nuovo articolo di Eleonora Pantò per la rubrica Appunti Selvaggi
I libri di testo sono un argomento che di solito i giornali affrontano in autunno, quando le famiglie devono provvedere all’acquisto dei libri, senza avere avuto nessuna voce in capitolo, ma è in primavera che le scuole scelgono i libri da adottare per l’anno scolastico successivo.
L’ultima circolare ministeriale relativa è stata pubblicata il 31 marzo e ribadisce le modalità usuali per l’adozione di libri di testo o “strumenti alternativi purché nel rispetto dei tetti di spesa e del piano dell’offerta formativa”. Una novità di quest’anno riguarda i libri per le prime classi delle scuole del primo ciclo (primaria “le elementari” e secondaria di primo grado “le medie”) che si devono adeguare alle nuove indicazioni ministeriali (DM 221/2025) che prevedono, tra le altre cose, l’insegnamento dell’informatica e le STEM, l’outdoor education, il ritorno alla calligrafia, alla grammatica, alle poesie a memoria, al latino alle medie e un nuovo programma di storia che ha suscitato qualche polemica.
Il processo è in larga parte digitalizzato: le scuole caricano le scelte effettuate sul portale dell’AIE (Associazioni Editori) e gli stessi dati sono visibili sul portale Scuola in chiaro o su altri siti che utilizzando i dati del Ministero facilitano la ricerca e l’acquisto dei libri.
Il mercato dell’editoria scolastica
“Il mercato dell’editoria scolastica interessa ogni anno quasi 8 milioni di studenti e 1 milione di insegnanti. La spesa media per famiglia è di 580 euro per l’intero ciclo di secondaria di I grado e di 1.250 euro per quello di II grado.
Così si apre il comunicato stampa dell’Agcom relativo ai risultati dell’indagine sui libri di testo, durata circa due anni. Il rapporto, illustra l’evoluzione delle normative inerenti l’adozione dei libri di testo e dà voce ai vari soggetti coinvolti, in particolare gli editori e le scuole e si focalizza molto sul fattore costo. Il rapporto ci dice che l’aumento dei libri è in linea con l’inflazione ma a fronte di un calo del potere d’acquisto delle famiglie, la spesa appare più gravosa. Quattro case editrici Mondadori, Zanichelli, Sanoma e La Scuola detengono complessivamente l’80% del mercato che ha un funzionamento paragonabile a quello dei farmaci:
“In base alla normativa vigente in Italia per l’adozione dei libri scolastici (infra, sezione II.2.4), chi sceglie i libri (collegio-docenti) non ne sostiene i costi, chi li paga (famiglie e/o amministrazioni pubbliche) non li usa, mentre chi li usa (studenti) non li sceglie né li paga: si tratta di un modello economico peculiare, di fatto avvicinabile soltanto a quello di alcuni mercati di prodotti farmaceutici, e segnatamente i medicinali soggetti a prescrizione. Di conseguenza, la variabile del prezzo non svolge la sua ordinaria funzione di orientamento della domanda, perché questa resta intermediata dai docenti, portatori d’interessi non necessariamente collimanti con obiettivi di risparmio economico, a partire dalla rispondenza delle risorse educative alla didattica”.
Risorse digitali e OER
Una soluzione per ridurre i costi, secondo l’AGcom sarebbe un maggiore ricorso alle risorse digitali: una promessa tradita, dato che solo il 16% dei codici digitali dei libri adottati risulta attivato. Secondo gli editori la ragione sarebbe la scarsa preparazione delle scuole e la mancanza di dispositivi, secondo le scuole i contenuti digitali sono ospitati su piattaforme che non sono interoperabili; inoltre il riuso e il comodato d’uso sono difficoltosi se non impossibili, dato che i codici degli allegati sono utilizzabili una sola volta.
L’Agcom richiama in vari passaggi del report il ricorso alle OER – Open Education Resources – i materiali didattici caratterizzati da licenze aperte e spesso autoprodotti dagli insegnanti, che potrebbero
“[…] stimolare l’innovazione, favorendo la personalizzazione dei percorsi educativi tramite nuovi strumenti di Intelligenza Artificiale”
Nelle conclusioni, il rapporto invita a modificare le politiche ministeriali che costituiscono un limite allo sviluppo di OER, poiché tali materiali devono essere creati solo in orario curricolare e legati ad un deposito preventivo presso il Ministero dell’Istruzione (che non è invece previsto per gli editori).
Vale la pena inoltre di ricordare che le OER sono oggetto di varie raccomandazioni dell’UNESCO per favorire l’inclusione e l’accesso all’educazione. Tali raccomandazioni sono sottoscritte da molti Paesi del mondo tra cui l’Italia ma nella circolare appena pubblicata dal MIM non c’è traccia di tutto questo.
Sul web esistono per fortuna tantissime risorse aperte e gratuite che possono essere usate a scopi didattici create da università, enti di ricerca o insegnanti appunto. Cito solamente OERCommons (solo inglese) che permette di caricare risorse e a richiesta può verificare la qualità dei materiali segnalati, grazie al gruppo di bibliotecari specializzati ed Europeana che è il sito del patrimonio culturale digitale europeo dove è possibile trovare arte, libri, film e musica messi a disposizione dagli enti culturali. La sezione per gli educatori, offre l’accesso a percorsi e materiali didattici e un supporto specifico per la creazione.
Wikipedia e i libri di testo
Una risorsa a cui non forse non si pensa quando si citano le OER è proprio Wikipedia. L’Associazione Wikimedia Italia ha avviato nel 2020 il progetto Wikipedia e la scuola italiana: lanciato durante la pandemia, aveva come obiettivo quello di fornire risorse di approfondimento per la didattica a distanza. Il progetto, ideato da Iolanda Pensa, ha analizzato i libri di testo del primo e secondo ciclo relativamente a dieci materie (grammatica e letteratura italiana, storia, geografia, arte, musica, tecnica, filosofia, cittadinanza e costituzione, diritto ed economia, grammatica latina, matematica, scienze, chimica, biologia, fisica, informatica) e ha prodotto un elenco di 3500 voci presenti sui libri e presenti anche su Wikipedia. Si tratta di luoghi geografici, eventi storici e biografie che hanno avuto dal 2015 in avanti circa 400 mila visite al giorno. Obiettivo del progetto è capire come strutturare al meglio le voci per renderle fruibili dal punto di vista didattico e migliorarle. Il progetto ha dato vita a un Osservatorio permanente “Wikipedia e la scuola italiana” che ogni anno nel mese di giugno aggiorna i dati e li rende accessibili tramite un sistema di visualizzazione interattivo.

Fig.1 Visualizzazione delle voci più viste nell’anno 2025 per la materia Letteratura italiana
“Wikipedia e la scuola italiana” è stato ulteriormente arricchito analizzando anche la disponibilità di libri su Wikisource – e quindi disponibili integralmente con licenza gratuita- in italiano e in latino sul portale “Vici fons”.
Wikibooks è la biblioteca di manuali e libri di testo scritti dalla comunità dei wikipediani: sono 557 i libri disponibili in Italiano, ricercabili anche per livello scolastico o per materia. Li trovate per il libro “Robotica unplugged” pensato per le scuole medie: con esempi di semplici laboratori di fisica usando materiali comuni e di recupero, utile no?
Wikipedia, Wikisource, Wikicommons, Wikibooks sono risorse aperte facilmente accessibili, riusabili e verificate da essere umani a cui ogni studente o insegnante dovrebbe pensare. Wikipedia è una struttura esistente con regole chiare e non ha finalità commerciali: e allora lancio una proposta, perché non promuoverla per favorire la creazione di contenuti didattici?
Le OER nell’epoca delle IA
Qualcuno si chiederà se ha ancora senso ha sviluppare materiali didattici, pubblicarli su qualche repository per condividerli, quando con qualsiasi IA generativa con uno sforzo limitato si possono produrre materiali al volo e che bypassano il copyright. Una buona domanda eppure dall’avvento di ChatGPT nel 2023 le organizzazioni mondiali, i dipartimenti universitari e le comunità che promuovono l’open education non sono sparite, anzi sono più vive che mai.
Le risorse educative aperte (OER) non sono solo contenuti ma vanno intese come esperienze didattiche progettate, messe in atto per coinvolgere chi apprende, fornire feedback attraverso la valutazione e promuovere l’inclusione. Inoltre mantengono una tracciabilità su chi le ha create e rendono possibile il miglioramento a cura di chi le riusa, in un processo che ne garantisce la qualità e l’affidabilità. Le IA generative rendono il processo di aggiornamento, la traduzione e l’accessibilità molto più veloci, anche se una revisione umana è sempre consigliabile. E’ evidente che un’interazione tra i due mondi sia vantaggiosa l’IA Generativa ha bisogno di OER create da essere umani (pensiamo a wikipedia) altrimenti nel tempo la qualità dei risultati potrebbe peggiorare, inoltre le IA Generative danno solitamente risposte generiche sui temi dell’educazione, quando non decisamente errate o inventate e non hanno contesti culturali di riferimento. Sul fronte dell’equità non c’è partita: le OER sono gratuite e non richiedono abbonamenti, e sono quindi accessibili a chiunque,1 come sottolinea anche il prof. Alberto Oliviero nel suo articolo2 appena pubblicato:
“A differenza dei sistemi proprietari (“closed source”) — spesso opachi e difficili da interrogare — le OER permettono di entrare dentro il sapere, di smontarlo e ricostruirlo. Offrono agli studenti la possibilità di osservare i processi di costruzione della conoscenza, di comprendere come si validano le fonti, come si articolano le argomentazioni, come si negozia il significato. In questo senso, aprire una risorsa significa anche aprire il processo stesso della conoscenza, rendendolo accessibile e discutibile. Questa apertura ha anche una dimensione democratica decisiva. Senza un ecosistema di risorse aperte, l’AI rischia di accentuare le disuguaglianze, diventando uno strumento potente ma distribuito in modo asimmetrico.”
Un paio di esempi
Ribadiamo che IA generative possono essere un alleato potente nel processo di adattamento di un’OER ed è quello a cui ha pensato Renato Ortinovis del network Open Education Italia. Il suo prototipo chiamato OERadaptator utilizza una modello aperto di LLM ospitato su Huggingface: l’idea è che a partire da una OER esistente (in questo caso relativa all’etica nella programmazione) l’insegnante possa adattarla per livelli di apprendimento diversi, scegliendo un approccio specifico da approfondire, la lingua e la durata.3 Per chi fosse interessato ad approfondire e collaborare nell’articolo in bibliografia ci sono i riferimenti dell’autore.

Fig. 2 La copertina del primo modulo del corso “Guida Galattica per Autostoppisti della Realtà Virtuale”
Il corso sviluppato da Gabriella Paolini per la sua tesi magistrale su Media Education è un esempio molto valido di creazione di OER con l’uso di IA: Guida Galattica per Autostoppisti della Realtà Virtuale ha l’obiettivo di creare tour virtuali da utilizzare nella didattica. I materiali presenti nella guida, sono riutilizzabili e salvo diversa indicazione, sono rilasciati con licenza Creative Commons CC BY-NC-SA.
Avete mai pensato ad un tour virtuale della biblioteca o all’interno di un romanzo? date un’occhiata al corso, ne vale la pena.
Eleonora Pantò – 8 aprile 2026
1 Per approfondire “Do we still need OER in the age of AI”
2 Pedagogia e Intelligenza artificiale: oltre lo strumento
https://www.diculther.it/rivista/pedagogia-e-intelligenza-artificiale-oltre-lo-strumento/ pubblicato in in CULTURE DIGITALI” – ISSN 2785-308X
3 OER nativamente adattabili: un framework human-in-the-loop per superare l’adaptation gap
