Nuova uscita di Susanna Aruga per la rubrica Social Bignami: non potevamo perdere l’occasione 😉
Il caso Bad Bunny: cosa imparare per i social delle vostre biblioteche
L’8 febbraio è andato in onda negli Stati Uniti il Super Bowl: l’evento televisivo più importante del Paese, non solo a livello sportivo, ma anche sul piano di marketing/pubblicitario e musicale.
Il Super Bowl è sì la finale del campionato di football americano, ma è anche un’occasione unica per moltissimi brand per raccontarsi tramite spot televisivi unici e, molto spesso, diventati iconici nel corso del tempo (un esempio per tutti è lo storico spot della Apple del 1984).
Nell’interruzione tra i due tempi della partita, però, c’è un evento nell’evento: l’halftime show, che vede da qualche anno Apple Music come sponsor e che rende protagonista un artista tra i più ascoltati al mondo, ogni anno diverso.
Fare l’halftime show per un cantante e/o musicista è un grandissimo traguardo, non solo perché lo consolida sul mercato nordamericano, ma anche perché viene visto su YouTube da milioni di persone in tutto il mondo nei giorni successivi alla diretta.
L’artista dell’halftime show 2026: Bad Bunny
L’halftime show 2026 è stato affidato a Bad Bunny, artista portoricano, classe 1994, recentemente vincitore del Grammy Award per miglior album dell’anno con DtMf (Debì Tirar Mas Fotos) interamente in spagnolo: è il primo a riuscirci.
La sua carriera è legata al mondo del reggeaton e della trap latina, in cui si cimenta sia come produttore che cantautore. E tra gli artisti più ascoltati al mondo a livello globale (tra il 2020 e il 2022 è stato l’artista più ascoltato al mondo su Spotify) e canta esclusivamente in spagnolo.
Il suo show è stato un omaggio alla cultura latinoamericana, pieno di simbolismi profondi (Bad Bunny è considerato un attivista non violento), orgoglio migratorio e grande senso civico, non sono inoltre mancate alcune frecciatine all’amministrazione statunitense e alle condizioni di vita quotidiana del suo popolo a Porto Rico (es. i continui blackout).
Ha rimarcato, con grande eleganza, che l’America non corrisponde ai soli Stati Uniti, ma comprende tutti i Paesi del Sud e Nord America, che possono essere uniti – se solo lo vogliono – dalla musica e dai valori comuni.
Infatti, ha chiuso il suo spettacolo elencando tutti i Paesi del continente americano con alle spalle un messaggio chiaro “The only thing more powerful than hate is love” (L’unica cosa più potente dell’odio è l’amore).
Sopra estratto del video. La versione integrale è disponibile su Apple Music. Qui la versione integrale ripresa dal pubblico.
Com’è stato recepito lo show
Come potete immaginare, l’attuale amministrazione statunitense, presieduta da Donald Trump, si è da subito espressa come fortemente contraria a questo halftime, cercando di fare di tutto per bloccarlo (senza possibilità di riuscirci, dato che è un evento organizzato da aziende private), fino a realizzare uno show alternativo (molto meno spettacolare) da trasmettere durante l’halftime su un canale differente.
Per la fazione opposta, invece, la scelta di Bad Bunny è stata una boccata d’aria fresca in un clima politico molto teso e una dimostrazione che un’America diversa esiste e che l’American Dream vissuto come apertura verso l’altro è ancora in vita.
Anche sui social le due fazioni si sono espresse fortemente, ma al mix si è aggiunta l’opinione e la reazione del resto del mondo, ognuno con i propri bias. È stato uno degli argomenti più forti e chiacchierati dei giorni successivi all’evento, a livello globale, uno di quelli che è impossibile da ignorare.
Ecco perché è importante occuparcene.
Cos’hanno fatto i brand sui social
Come sempre i brand hanno sfruttato l’occasione per realizzare dei contenuti sul tema caldo del momento che fossero in linea con i propri valori e il proprio tono di voce.
Questa modalità di creazione contenuti prende il nome di instant marketing o real time marketing, proprio perché prende un fenomeno molto attuale e lo traduce in un messaggio, anche pubblicitario (la dichiarazione valoriale è un elemento fondamentale nella conquista del target odierno).
Ho raccolto per voi alcuni post, sia internazionali che non, per condividervi qualche esempio di ciò che si può fare in questi casi.

Guarda il primo esempio su IKEA Usa su Instagram
Guarda il secondo esempio di IKEA USU su Instagram
Guarda l’esempio di IKEA Messico su Instagram
Guarda l’esempio di McDonald’s Brasile su Instagram

Guarda l’esempio sul canale Instagram del Salone del Libro di Torino

Guarda l’esempio di IKEA Chile su Instagram
Anche la nostra Biblioteca Archimede ha fatto un post sul tema: bravi!
Ma le biblioteche cosa c’entrano con Bad Bunny?
Voi ora vi chiederete perché dovreste interessarvi di Bad Bunny all’halftime show e la risposta è riassumibile in due punti:
- Quando si sta sui social, soprattutto con il proprio account aziendale, è imprescindibile tenere presente l’attualità e ciò di cui si parla sui social stessi, non perché dobbiate parlarne per forza, ma per non disperdere contenuti interessanti dato che l’attenzione di tutti è rivolta altrove. Ancor di più se ci si occupa, come fate voi, di cultura.
- Cogliere l’occasione di un evento così grande impatto a livello mediatico per raccontare qualcosa di sé è un’ottima strategia di marketing, perché vi dà l’occasione di mostrare la vostra aderenza alla realtà in cui le persone a cui vi rivolgete vivono (e sì, i social fanno parte integrante della realtà) e di raccontare i vostri valori. L’importante è farlo scegliendo argomenti e tagli giusti per non sembrare fuori logo o poco “sul pezzo”.
Ecco, per esempio, qualche idea su cosa vi avrei proposto io se fossi la social media manager della vostra biblioteca:
- un post che raccolga libri per bambini (o meno) in inglese con la parola “bunny” nel titolo (moltissimi brand hanno giocato proprio sul nome dell’artista)
- una raccolta di libri o materiali multimediali sul football americano, perché ci sono stati numerosi post di persone che parlano della partita del Super Bowl come “quello che succedeva, mentre aspettavamo il concerto di Bad Bunny”
- se volessimo essere un po’ più politici, avremmo proposto dei corsi per imparare lo spagnolo, da fare magari in biblioteca oppure con i materiali cartacei o multimediali disponibili presso il vostro archivio
- una raccolta di libri di autori portoricani e/o sudamericani, oppure di film ambientati a Porto Rico, o dischi di altri artisti sudamericani che hanno fatto la storia della musica (conoscendo il vostro catalogo, so che vi è venuto in mente qualcosa!
Spero che questo approfondimento vi possa essere utile in vista di Sanremo 2026 (che si terrà la prossima settimana, dal 24 al 28 febbraio) e che è un po’ il nostro Super Bowl / Halftime Show. Divertitevi!
Susanna Aruga
