Benvenute e benvenuti a tutti quei bibliotecari che per la prima volta si affacciano qui sulla Rubrica specializzata Miscuglio e un caloroso benritrovat* ai veterani 😉
Se penso ai “veterani” e alle tante occasioni di formazione già condivise, mi rendo conto di rivolgermi a bibliotecarie e bibliotecari curiosi, interessati e ormai competenti di digitale.
Guardando allo storico della rubrica cioè al repertorio di articoli cui si può accedere, ugualmente mi rendo conto di quanto materiale ci sia a disposizione di ciascuno di voi per incarnare il ruolo di meraviglioso mediatore in percorsi di divulgazione fra carta e tecnologia avvicinando i bambini e le famiglie alle app, diffondendo uno sguardo critico sul digitale e progettando attività miste per ampliare il bacino di pubblico delle vostre biblioteche.
Sappiamo bene, inoltre, quanto la vostra professionalità possa essere il punto di riferimento anche per educatori e insegnanti di scuola che potranno rivolgersi a voi per indicazioni e suggerimenti di laboratori.
Alla luce di queste riflessioni e allo scopo di essere, tutti insieme, il più utili, propositivi e interattivi possibile, oggi ci occuperemo di app per l’inclusione, altrimenti definite app per la disabilità (definizione fragile, ma esiste) ovvero le app espressamente progettate per sostenere persone – piccole o grandi che siano – nella loro unicità di apprendimento e di relazione.

La psicologia e la pedagogia dell’apprendimento, in particolare dalla seconda parte del Novecento fino ai giorni attuali, hanno sottolineato, e continuano oggi a maggior ragione a sottolineare, l’esistenza di stili cognitivi differenti da cui deriva la necessità di una proposta personalizzata e molteplice di linguaggi affinché ognuno possa accedere ai contenuti e a un apprendimento esteso.
Se, infatti, tutti noi apprendiamo in modo diverso, saranno necessarie risorse, modalità e approcci diversificati che chiaramente attribuiscono al linguaggio delle app – per sua natura formato da tanti codici che insieme vanno a creare la narrazione o la spiegazione di un concetto – un posto di valore imprescindibile.
La disponibilità di risorse specifiche è vasta, qui un sintetico percorso di app testate; la premessa più seria che sento di dover condividere è che nel caso di fragilità di lettura o difficoltà di apprendimenti (al plurale, per rilevarne la moltitudine) le indicazioni migliori dovrebbero provenire da team multidisciplinari (terapeuti, psicologi dello sviluppo, neuropsichiatri infantili…) ad orientare ogni specifica intelligenza.
Le app sono costruite per sostenere, agevolare, affiancare le diverse formae mentis e sono strumenti compensativi a cui tanti bambini e ragazzi hanno diritto.
Gli strumenti specifici qui di seguito indicati, creati da professionisti del settore, possono essere tenuti presenti come orientamento generale.
Le tipologie di app più diffuse sono volte a sostenere le difficoltà legate all’autismo (nelle forme ed estensioni dello spettro), DSA (disturbi specifici dell’apprendimento), ADHD.
In Italia l’editore che maggiormente si dedica alla pubblicazione di contenuti interattivi concreti per favorire l’inclusione in ogni contesto è l’editore Erickson con il suo catalogo di software e piattaforme digitali mirate e avanzate.
Un impegno e una produzione straordinaria dedicati al mondo educativo e sanitario, più difficilmente di immediato utilizzo in biblioteca.

Fra le app, invece, di agevole fruizione per una prima esplorazione da bibliotecari (download gratuito, poi contenuti da acquistare in app) c’è la storica serie Niki Talk di Alessandro La Rocca, un efficace aiuto, con tavole di lavoro per raccogliere le parole del quotidiano e basate su pittogrammi per favorire la comunicazione e le autonomie in bambini con disturbo dello spettro autistico o altri bisogni comunicativi qui per iOs, qui per Android
Un’altra app orientata alla stimolazione della creatività e alla cognizione spaziale è Let’s Create che fa parte del pacchetto educativo dello sviluppatore Myfirstapp, qui per iOs.
Si tratta di app con forme ed elementi da assemblare, oggetti da accostare, senza testo e senza parole per la composizione libera delle forme in immagini e il potenziamento del pensiero artistico.

Infine, per segnalarne una con l’integrazione della sintesi vocale a corredo di immagini e di azioni, ho potuto sperimentare l’app Leeloo AAC – Autism Speech App, aggiornatissima, con una scheda per ogni parola dedicata ai bambini non verbali allo scopo di agevolare la comunicazione con genitori, insegnanti e amici; come le altre basa la sua efficacia sulla Comunicazione Aumentativa e Alternativa
Qui per iOs, qui per Android


Concludo ricordando le straordinarie pubblicazioni digitali di autori/sviluppatori che si sono dedicati all’inclusione per consentire l’accessibilità a tutte e a tutti di belle storie o giochi digitali: Giulia Olivares Lola Slug alla mostra con font per la dislessia e GIochi di Animali Animalibrium per il coordinamento occhio-mano e il potenziamento della motricità fine. Inoltre, i libri interattivi accessibili ad alta leggibilità di Edizioni Telos (collana MUMU e Sottovento) e i due meravigliosi albi illustrati Il Signor G. e Fortunatamente, in lingua italiana per il testo scritto e in Lingua Italiana dei Segni interpretata da due professionisti (LIS) in video sovrapposto, della cooperativa Il Treno onlus

Giulia Natale
